
L’estate finiva. Si cominciavano a vedere contadine per i campi, e le scalette contro i tronchi dei frutteti. Adesso con Dino non uscivamo dal prato: c’eran le pere, c’era l’uva, c’era il campo di meliga. Venne la nuova dello sbarco in Calabria. La notte, discussioni accanite. Il fatto grosso, irreparabile, accadeva. Dunque proprio nessuno tentava nulla? Dovevamo finire così?
L’otto settembre ci sorprese che con Gregorio abbacchiavamo le noci. Prima passò sulla strada un autocarro militare, che ululava alle curve e levò un polverone. Veniva da Torino. Dopo un attimo, altro schianto e altro fragore: un secondo autocarro. Ne passarono cinque. La polvere giunse fin tra le piante, nell’aria limpida della sera. Ci guardammo in faccia. Dino corse in cortile.
Sull’imbrunire giunse Cate. – Non sapete? – gridò dalla strada. – L’Italia ha chiesto oggi la pace.
Cesare Pavese, La Casa in Collina, Torino, Einaudi, 2020, XI.
«L’otto settembre ci sorprese che con Gregorio abbacchiavamo le noci». Mi torna sempre in mente “La Casa in Collina” quando faccio questa antica torta rustica, tipica dell’autunno piemontese. O meglio, mi viene sempre in mente questa frase con un Armistizio (soggetto) che raggiunge Corrado e Gregorio in una campagna remota, impegnata (e forse distratta) dai lavori quotidiani di fine estate. “Abbacchiare le noci” è gesto arcaico, consolatorio, di manzoniana memoria: ne “I Promessi Sposi” fra Galdino si presenta a casa di Agnese e Lucia per “la cerca” e racconta proprio del famoso “miracolo delle noci”. Noi però, nel nostro mondo in corsa, abbiamo un po’ perso il legame con questo generoso albero, e con i suoi tempi. Come scriveva il Prof. Forlani nel suo delizioso “La conservazione delle frutta”del 1924 (sì è proprio “le frutta”, non è un errore): “la raccolta delle noci (agosto-settembre) si pratica colpendo i lunghi rami con una flessibile pertica, oppure con robuste canne. Nell’eseguire l’operazione in discorso si abbia cura di non mortificare di soverchio le foglie, le quali devono rimanere ancora per parecchi mesi sull’albero onde provvedere alle forze necessarie per la futura vegetazione”.
Dopo un mese circa dalla raccolta, liberate dal mallo, riposte sotto un porticato, ben asciugate e mosse due volte al giorno, le noci sono pronte. Per la conservazione o per le torte… 😉


TORTA DI NOCI ALLA PIEMONTESE
(ricetta tipica delle vallate alpine del cuneese)
Ingredienti per una torta da 18/20 cm di diametro:
100 g burro a temperatura ambiente
100 g di zucchero di canna + 30 g (circa due cucchiai da minestra) per la superficie
1 uovo intero
la polpa di mezza bacca di vaniglia
la scorza grattugiata di mezzo limone
100 g di farina 00
100 g di noci ridotte in granella fine con la mezzaluna o con un piccolo mixer tipo minipimer (se si usa il robot attenzione a non scaldare le noci e a non fare fuoriuscire l’olio, quindi procedere a impulsi)
75 ml di latte fresco intero
8 g di lievito chimico per dolci vanigliato (pari a circa mezza bustina)
Procedimento:
-Accendere il forno e impostarlo a 160°.
-In una ciotola mescolare con una frusta il burro ammorbidito e lo zucchero sino ad avere una crema bianca e liscia. Poi incorporare l’uovo, gli aromi (la polpa della bacca di vaniglia e la scorza grattugiata di mezzo limone), e la farina 00 setacciata, infine aggiungere anche le noci ridotte in una farina piuttosto fine (se si usa una granella più grossolana la torta avrà una texture più rustica). Unire quindi anche il latte e mescolare: quando il composto sarà omogeneo setacciarci sopra il lievito e girate energicamente per incorporarlo bene. Imburrare e infarinare una tortiera di 18/20 cm di diametro (oppure copritela con carta da forno) e colarvi l’impasto appena realizzato livellandolo bene, cospargere poi la superficie con due cucchiai di zucchero di canna.
-Infornare la torta e cuocerla nel forno caldo (160° ventilato) per 30/35 minuti (verificare comunque la cottura facendo la “prova stecchino”: forando con uno stuzzicadenti il centro del dolce lo stecchino deve uscire asciutto). Fare intiepidire il dolce prima di sformarlo su un piatto da portata. Servire la torta accompagnandola con zabaione caldo (qui la ricetta), o panna montata leggermente dolcificata o una pallina di gelato alla crema. In alternativa si può servire più semplicemente con un bicchierino di Marsala, o del buon vino rosso corposo.

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