
Cari Amici, ho pensato di cominciare questo 2026 qui con voi con una delle bacuccate più assurde e simpatiche che ho trovato di recente tra le solite vecchie carte da mercatino delle pulci: un piccolo delizioso menù del Café Riche di Parigi, che per la fine del 1912 organizzava un mirabolante ricchissimo veglione.
Ok, capodanno, brindisi, cenoni &C. possono anche lasciarci tiepidi e indifferenti, ma chi non vorrebbe fare un veglione a Parigi, durante la Belle Époque in uno dei ristoranti più alla moda di tutta la Ville Lumière? Benché io sia fermamente convinta che prima o poi riuscirò nell’impresa di andare avanti e indietro nel tempo a mio piacimento (come Owen Wilson in “Midnight in Paris”, o come Topolino e Pippo con la macchina di Zapotec e Marlin), al momento mi accontento di viaggiare amabilmente con la fantasia grazie quisquilie come questa.
Mi incanto sulle illustrazioni, immagino la calca agli ingressi, i camerieri in livrea, miriadi di luci, le signore eleganti avvolte in nuvole di profumi sensuali, con sale dorate pronte ad accogliere danze forsennate e festose. Scorro le portate, i nomi altisonanti sono quelli della grande cucina classica francese, con preparazioni complesse, ingredienti ricercati: ogni voce del menù evoca delizie, ma anche la frenesia dei piani bassi con schiere di cuochi in divisa bianchissima impegnati nella danza rituale del servizio delle grandi occasioni.
Quanti amori saranno sbocciati tra i tavoli addobbati a festa del Reveillon? Quanti saranno finiti? Quante transazioni commerciali andate a buon fine? Quanti intrighi internazionali? Quante catastrofi annunciate? Quanti abiti meravigliosi d’alta sartoria, fili di perle, sigarette bianche e lunghissime? Quante ballerine in lacrime? Quanti musicisti squattrinati? Quanti brindisi, quanto champagne, quanta allegria…
Aprire questo menù è come aprire uno di quei bigliettini pop-up che infrangono la bidimensionalità per costruirti davanti agli occhi complessi minimondi in 3D!
Ma onestamente, oltre a rimanere ammaliata da tutto questo, io ammiro anche la forza delle cose fragili e inutili. Che probabilità aveva questo cartoncino colorato cucito con filo violetto di sopravvivere 114 anni attraversando un secolo devastante e rovinoso viaggiando chissà come dalla Parigi del 1912 alla mia Torino di oggi? Forse pochissime. Eppure è qui tra le mie mani a raccontarmi frammenti di storie bellissime…
Così per il 2026 vi auguro la “forza della carta”, che in apparenza non esiste, eppure c’è, e con caparbietà lignea di cellulosa, contro ogni ragionevole logica, affronta il mondo e gli sopravvive!
Buon anno bacucchini cari.

Il “Cafè Riche” era un ristorante fondato da Parigi nel 1785 da Madame Riche. Si trovava in Boulevard des Italiens 16, (IX arrondissement, zona Opéra), grande viale sede anche un altro celebre ristorante dell’epoca, il “Café Anglais”. Intorno al 1847 Louis Bignon acquista il “Café Riche” ormai in decadenza per la ragguardevole somma di 1 milione di franchi, e lo trasforma in un ristorante di super lusso, con menù raffinati e intrattenimento esclusivo. Il bel mondo dell’arte, della letteratura e della politica, per una cinquantina di anni si incontra nei saloni del Cafè Riche, davanti alle sue raffinate prelibatezze. Il “Cafè Riche” ormai passato in mano a fratelli Verdier (proprietari anche della vicina Maison Dorée) chiude per sempre nel 1916 sostituito da una banca. Tra 1927 e 1933 la Banque nationale du Commerce et de l’Industrie costruirà al suo posto un nuovo edificio art decò, esistente ancora oggi (attualmente è la sede della BNP Paribas).




Questo libretto in cartoncino non era solo un menù del veglione, ma era anche e soprattutto una specie di opuscolo pubblicitario distribuito per fare conoscere l’incredibile, raffinatissima offerta del “Cafè Riche”: nei diversi saloni infatti si poteva partecipare a un grande festa (senza precedenti) per il “Réveillon 1912”, o a un “souper” con cornice artistica dedicata a “Choses d’autrefois” e regalini sorpresa per le signore, anche se tutti i pomeriggi nei saloni del primo piano era disponibile un tè danzante con musica, mentre ogni sera la cena era allietata dallo spettacolo “Ribouldingue” (termine ormai desueto che indicava la baldoria, una “festa chiassosa” o il “far bisboccia”). Insomma un tourbillon parigino di cibi eccellenti, bollicine, musica e bel mondo…

Il piccolo menù del Reveillon 1912 è illustrato da Georges Redon (1869-1943) artista francese specializzato in manifesti pubblicitari e vignette satiriche in stile Art Nouveau (il suo laboratorio litografico era al numero 80 di rue Caulaincourt).


MENU DU RÉVEILLON 1912
HUITRES
Royales Natives
Fines d’Ostende
Armoricaines Grand-Parc
POTAGE
Consommé de Volailles Colombine
ENTRÉE
Mignonette de Chezelle Cendrillon
ROTS
Coqs en pâte à la Riche
Faisan d’Alsace à la Souvaroff
Perdreaux à la Lucullus
Salade d’Estrée
Cuvée d’Ecrevisses au Chablis
ENTREMETS
Biscuits glacés aux Violettes
Mignardises
***
CORBEILLE DE FRUITS

MENU DU SOUPER DU 31 DÉCEMBRE 1912
HUITRES
Royales Natives
Fines d’Ostende
Armoricaines Grand-Parc
POTAGE
Consommé Riche
ENTRÉE
Côtes d’Agneau Princesse
ROTS
Chapon, Poularde
Faisan, Perdreaux à la Riche
Cailles à la Stuard
Foie Gras au Porto
Viandes froides assorties
Salade Rachel
Cuvée d’Écrevisses à la Française
ENTREMETS
Glace Parisienne
Petits Fours
Fruits
Bibliografia ragionata per decifrare un vecchio menù parigino:
Sui menù e sulla loro storia: Alberini Massimo, “Mangiare con gli occhi. Storia del menù”, Edizioni Panini, 1987.
Sui caffè parigini: Collas Benoît, “L’invention des cafés parisiens”, Parigramme, 2023.
Sulla cucina classica francese: Escoffier Auguste, “Guida alla grande cucina”, Tarka, 2016.
Su Parigi oggi (se si ama quella del passato): Montagut Marin, “Mon Paris de Toujours”, Flammarion, 2025.



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