
Uno dei corsi che piĂš ho amato allâuniversità è stato Storia sociale della famiglia. Prima di cominciare la sua lezione il professore ha letto in classe la poesia âDomande di un lettore operaioâ di Bertolt Brecht. Dichiarazione di intenti chiarissima. Monito. Metodo. Sguardo.
Se avesse cominciato il corso ricordandoci che la Storia è fatta di grandi eventi, di date, di potere e di personalità , e parimenti di persone comuni, minuzie quotidiane e vita vera, di certo non avrebbe ottenuto lo stesso effetto folgorante.
Quella domanda, ÂŤChi costruĂŹ Tebe dalle Sette Porte?Âť Ă rimasta scolpita nella mia testa, ben oltre la durata del corso, e ben oltre gli anni di studio. Mi accompagna sempre. Ă una prospettiva. Restituisce la dimensione sommersa. Illumina il mondo di sotto, dei piani bassi, della fatica, dei lavori umili, dimenticati, concreti, essenziali.
Mentre mi chiedevo cosa tenesse insieme le mie letture degli ultimi tempi, mi è tornata in mente la poesia di Brecht, e il verso ÂŤUna vittoria ogni pagina. Chi cucinò la cena della vittoria?Âť. GiĂ , chi preparò il banchetto della gloria, i festeggiamenti, lâabbuffata del trionfo? (ÂŤCesare sconfisse i Galli. Non aveva con sĂŠ nemmeno un cuoco?Âť – io credo comunque che fosse una cuoca -).
Il âlettore operaioâ, con le sue caustiche domande, è una specie di ossimoro. Senza dubbio lo è anche la mia formazione mista, tra padelle di cucina e letteratura. E ho capito che le storie che mi piacciono di piĂš, quelle che mi tengono avvinta, con il fiato sospeso sulle pagine, sono esattamente quelle cosĂŹ, le storie di creature ibride, di vite ossimoro. Le storie di chi attraversa mondi in apparenza lontanissimi, di chi governa differenze, di chi colma distanze con presenza, tentativi e dubbi.
âLa cena della vittoriaâ è la mia nuova rubrichetta dedicata a loro. A chi non ha vinto le battaglie ricordate dalla Storia, ma quella sera molto probabilmente ha cucinato la cena della vittoria.
A presto miei bacucchini cari, per chiacchierare insieme di libri bellissimi: racconti di cucine, di cuoche e cuochi, di cibi meravigliosi e di grandi ispirazioniâŚ


Domande di un lettore operaio
di Bertolt Brecht
(da âPoesie e Canzoni a cura di Ruth Leiser e Franco Fortini, Torino, Einaudi, 1970)
Tebe dalle Sette Porte, chi la costruĂŹ?
Ci sono i nomi dei re, dentro i libri.
Son stati i re a strascicarli, quei blocchi di pietra?
Babilonia, distrutta tante volte,
chi altrettante la riedificò? In quali case
di Lima lucente d’oro abitavano i costruttori?
Dove andarono, la sera che fu terminata la Grande Muraglia,
i muratori? Roma la grande
è piena d’archi di trionfo. Su chi
trionfarono i Cesari? La celebrata Bizanzio
aveva solo palazzi per i suoi abitanti? Anche nella favolosa
Atlantide
la notte che il mare li inghiottĂŹ, affogavano urlando
aiuto ai loro schiavi.
Il giovane Alessandro conquistò lâIndia,
Da solo?
Cesare sconfisse i Galli.
Non aveva con sĂŠ nemmeno un cuoco?
Filippo di Spagna pianse, quando la flotta
gli fu affondata. Nessun altro pianse?
Federico II vinse la guerra dei Sette Anni. Chi,
oltre a lui, l’ha vinta?
Una vittoria ogni pagina,
Chi cucinò la cena della vittoria?
Ogni dieci anni un grandâuomo.
Chi ne pagò le spese?
Quante vicende,
tante domande.
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