
Vi ricordate il mitico concorso âDolcemente Salatoâ, quello organizzato la scorsa primavera da Ema di Arricciaspiccia, in collaborazione con lâAzienda Agricola M. Prunotto e con lo Chef Claudio Sadler come giudice? Ebbene io sono stata la vincitrice assoluta con la ricetta dei Capunet...Grazie a questa vittoria, oltre a ricevere in premio una miriade di gustosissimi barattolini Prunotto, ho potuto visitare direttamente lâazienda. Sapete cosa vi dico? Un conto sono i vasetti sugli scaffali di un negozio, leggerne le etichette, scegliere i prodotti…tuttâaltra cosa è poter vedere direttamente dove nascono queste delizie. Un caldo giorno di luglio sono andata in gita in quel di Alba per scoprire, tra verdissime colline, un antico cascinale di mattoni rossi…

Ora però passiamo alla ricetta. Parto da lontano…da una delle mie piccole grandi bibbie di cucina piemontese: âCucina del Piemonte collinare e vignaioloâ di Giovanni Goria. Questo, cari amici, non è un libro qualsiasi, è il libro di quel Piemonte ricco, opulento e felice che una ventina di anni fa si poteva incontrare nellâastigiano. Leggendolo, vi troverete le dita unte di burro, sentirete sfrigolare cipolle bionde in un battuto di lardo…e vi assicuro, vi verrĂ lâacquolina in bocca (per essere precisi è un libro che non ha bisogno delle foto dei piatti, uno di quei libri che va letto prima di tutto con curiositĂ âsociologicaâ, e poi, solo dopo, per le ricette)!

Il segreto per una convivenza felice ai fornelli con il bizzarro Signor Goria è solo uno: ridimensionare in maniera energica lâuso dei condimenti di cui lâamabile astigiano abusa quasi sempre. Detto questo avrete grandi soddisfazioni… Io mi sono invaghita di questa insalata monferrina, per una vita ci ho lasciato sopra un segnalibro proprio perchĂŠ non trovavo i fagioli per farla.
Scriveva lâavvocato:
-Occorrono quei piccoli e buonissimi fagioli detti âdallâocchioâ o âfagioli da risoâ o semplicemente âfagioli buoniâ, che sono di color bianco-crema con una piccola macchiolina bruno scura. Sono cosĂŹ teneri che vanno ammollati in acqua non una notte come gli altri, ma anche solo un paio dâore. Una volta erano specialitĂ del Monferrato, oggi qui non si trovano quasi piĂš, ma sono coltivati abbondantemente in Puglia e importati dagli Stati Uniti. Li troverete perciò dal vostro negozio di granaglie. Ammollati che siano, cuocete poco piĂš di unâora i vostri fagioli dallâocchio in acqua poco salata con gambi e foglie di prezzemolo e di sedano e un rametto di salvia. Sgocciolateli e versateli in una terrina, in cui aggiungerete 2-3 hg di buon tonno ogni ½ kg di fagioli (secchi), una bella cipolla bionda affettata fine (dâestate ancora migliore cruda, è la cipolla rosso viola toscana o di Maratea, oppure il cipollotto verde lungo a forma di porro), ornando tutto intorno con spicchi di uovo sodo. Condite subito lâinsalata con olio buono dâoliva, aceto rosso di vino e sale q.b.
Ă un antipasto semplice favoloso, sia tiepido che riposato.



Probabilmente quando il Goria scriveva il suo capolavoro culinario le aziende agricole piemontesi non avevano ancora ripreso a coltivare quei piccoli tradizionali fagioli color crema, che ora sono invece parte essenziale della rotazione delle colture nellâagricoltura sostenibile. Quando mi son trovata davanti un barattolo di fagioli dallâocchio ho dovuto provare questa leggiadra insalatina…perfetta, tiepida, in questo dolce autunno.

Io ho seguito le indicazioni del Goria, con queste piccole varianti:
-200 g di fagioli dallâocchio secchi, a bagno per una notte in acqua (e un cucchiaio di bicarbonato). La mattina successiva li ho fatti cuocere in un brodo bollente e verdissimo (fatto con sedano prezzemolo e salvia) per 70 minuti circa. Una volta scolati li ho messi in una terrina e ho aggiunto 100 g di tonno e mezza cipolla di Tropea affettata sottilissimamente. Infine ho condito con olio extravergine dâoliva, sale e due cucchiaini di aceto di vino rosso. Portati in tavola con uova sode.
complimenti per la vittoria e per l'esperienza che hai potuto fare đ ciao a presto
Esperienza bellissima, che ovviamente ti ha lasciato molto piĂš di quello che potevi immaginare.
Ho trovato i fagioli dall'occhio, in Toscana. Ma come dici tu erano importati dagli Stati Uniti.
Certo che con questa ricetta si gusta tutto il loro buon sapore. A presto e complimenti!
Wow! Che foto appetitose: fan venire l'acquolina in bocca (non quella della minilepre, le altre).
Complimenti per il premio, Betullina! Sono contenta per la bella giornata che hai trascorso e per aver trovato finalmente l'ingrediente chiave di questa ottima insalata. Io la faccio spesso, soprattutto d'estate, ma uso i banali cannellini. Devo provare con i fagioli dall'occhio che, a proposito, ho mangiato ieri in zuppa, assieme a lenticchie e a qualche cereale. Hanno un sapore buonissimo! Brava, cara, per tutto!! Un bacino